Il 9 dicembre, le parti sociali dell’Ue (Europeche, Copacogeca, ETF) per la pesca hanno espresso forte preoccupazione e opposizione alla proposta della Commissione Europea sulle possibilità di pesca nel Mediterraneo per il 2026. Le misure, tra le più severe mai imposte, rischiano di smantellare un intero comparto già al limite, mettendo a rischio migliaia di posti di lavoro, il sostentamento di molte famiglie e il tessuto socio-economico delle comunità costiere europee.

La proposta prevede le seguenti drastiche riduzioni dello sforzo di pesca:

  • una riduzione del 65% delle giornate di pesca per i pescherecci a strascico in Francia e Spagna;
  • una riduzione del 64% in Italia;
  • un limite di 9,6 giorni per peschereccio all’anno, se non vengono applicate misure compensative;
  • forti nuove restrizioni per i palangari che pescano il nasello;
  • limiti di catture per i gamberi di profondità;
  • ulteriori calendari di pesca restrittivi in alcune aree.

Questi tagli arrivano nonostante i sacrifici significativi dei pescatori per la salvaguardia degli stock ittici. Impegni riconosciuti dal rapporto “State of the Mediterranean and Black Sea Fisheries 2025” della Fao-Gfcm, che evidenzia miglioramenti rilevanti e una crescita delle popolazioni di diverse specie.

Eppure, invece di consolidare i progressi attraverso misure equilibrate, la Commissione propone un pacchetto economicamente insostenibile. L’impatto in regioni come la Catalogna, il Mediterraneo occidentale e lo Stretto di Sicilia sarebbe grave e sproporzionato e, secondo le parti sociali dell’Ue, la proposta non è allineata alle più recenti evidenze scientifiche. La responsabilità ricade esclusivamente sui pescatori, mentre fattori ambientali come l’aumento della temperatura delle acque non vengono considerati.

Alla luce della gravità della situazione, le parti sociali dell’Ue hanno chiesto risposte chiare alla Commissione:

  1. le misure previste per il 2026 sono state affiancate da uno studio socioeconomico sui potenziali impatti su lavoratori e imprese, e sulle modalità per affrontarli?
  2. Come può l’Ue, in una fase in cui competitività e sovranità alimentare sono dichiarate priorità, continuare a ignorare il futuro dei pescatori del Mediterraneo? I pescatori contribuiscono all’economia marittima europea e all’autonomia strategica alimentare. Le proposte della Commissione minano tale missione.
  3. Perché la Commissione non ha proposto modifiche, pur sapendo che lo scenario si sarebbe ripetuto? Per il secondo anno consecutivo, infatti, armatori e pescatori devono affrontare la stessa crisi senza soluzioni strutturali.
  4. Le misure compensative sono davvero applicabili in tutte le regioni? La proposta consente di recuperare alcune giornate tramite attrezzi più selettivi o nuove chiusure, ma ciò non è possibile ovunque. Che ne sarà del settore in tali aree?

Per i pescatori, queste riduzioni spingono imprese e lavoratori lontano dal settore, accelerando un processo già evidente in molte realtà costiere, dove i giovani abbandonano la professione e le comunità perdono la loro base economica.

Le parti sociali europee esortano la Commissione e i Ministri della Pesca dei Paesi Ue, che negozieranno il pacchetto finale l’11 e 12 dicembre, ad adottare un approccio equilibrato, realistico e socialmente sostenibile.

Chiediamo:

  • misure che proteggano le risorse marine, ma anche il diritto delle comunità costiere a mantenere il proprio sostentamento;
  • un quadro che assicuri prevedibilità, sostenibilità regionale e trattamento equo per tutte le flotte;
  • un numero sufficiente di giornate di pesca per garantire la sostenibilità economica, con 180 giorni annui come riferimento di base;
  • l’eliminazione dei limiti di cattura per il gambero rosso di profondità;
  • un dialogo reale con le parti sociali e i pescatori sul territorio, i cui sacrifici devono essere riconosciuti e rispettati.

Le parti sociali concludono: “I pescatori hanno fatto e stanno facendo la loro parte: modernizzazione delle flotte, metodi di pesca innovativi e adattivi, rispetto di rigide chiusure e riduzioni. Ora è il momento che l’Ue si assuma la propria responsabilità: proteggere le donne e gli uomini che nutrono l’Europa e preservare le comunità che dipendono dal mare. È una richiesta d’aiuto per il settore pesca del Mediterraneo.”

Leave a Comment