Si è svolto il 2 dicembre a Bruxelles il primo incontro ufficiale tra l’European Bottom Fishing Alliance (Ebfa) e il Commissario europeo per la Pesca e gli Oceani, Costas Kadis, dedicato al futuro della pesca di fondo nell’Ue. L’Ebfa ha illustrato al Commissario il contributo del settore alla sicurezza alimentare europea, i progressi nella tutela degli ecosistemi marini e le preoccupazioni legate all’attuale evoluzione normativa e politica a livello comunitario.
Il Presidente dell’Ebfa, Iván López van der Veen, ha aperto i lavori evidenziando il ruolo strategico della pesca di fondo nel sistema alimentare europeo: “Ci stiamo impegnando per una pesca responsabile e per migliorare sempre di più le nostre pratiche tramite la scienza, l’innovazione e una buona gestione. Siamo pronti a lavorare con il Commissario Kadis affinché l’ambizione ambientale dell’Europa proceda di pari passo con un futuro sostenibile per le nostre flotte e per le comunità costiere”.
L’Ebfa ha ribadito che i pescatori sostengono pienamente la tutela della biodiversità, ma che è importante che gli obiettivi europei tengano conto della complessità degli ecosistemi marini e della natura transnazionale della pesca. In particolare, è stata espressa forte preoccupazione per proposte come la graduale eliminazione della pesca di fondo nelle Aree Marine Protette (AMP) entro il 2030, incompatibili con evidenze scientifiche e con gli obiettivi di sicurezza alimentare dell’Ue. L’incontro ha affrontato anche il tema della gestione dello spazio marittimo e della pesca come strumento fondamentale per la tutela della biodiversità, in vista dell’imminente Ocean Act.
Particolare attenzione è stata rivolta anche alle misure adottate unilateralmente dal Regno Unito nelle proprie AMP, giudicate sproporzionate e basate su dati insufficienti, con impatti particolarmente pesanti sulle flotte europee. L’Alleanza ha chiesto alla Commissione di intervenire per garantire che tali misure restino proporzionate, non discriminatorie e conformi all’Accordo di Commercio e Cooperazione.
L’Ebfa ha sottolineato che molte AMP mirano a proteggere specie o habitat marini che non sono però danneggiati dagli attrezzi di fondo. Inoltre, le attuali misure dell’Ue, come quelle sugli ecosistemi marini vulnerabili, forniscono già delle solide tutele. La Segretaria dell’Alleanza, Margot Angibaud, ha dichiarato: “Il fatto che un’area non sia etichettata come ‘protetta’ non significa che non sia già soggetta a una forte regolamentazione. La Fao chiede che il 100% delle aree marine sia regolamentato, un traguardo che l’Ue ha già raggiunto. Le misure europee di gestione della pesca sono strumenti efficaci per la realizzazione degli obiettivi ambientali, compreso il traguardo ‘30by30’”.
Riguardo le misure per il 2026, l’Ebfa ha segnalato i rischi di un approccio eccessivamente rigido e “passivo”, che potrebbe limitare ingiustificatamente le attività di pesca. Si richiedono, invece, strategie che favoriscono la coesistenza tra pesca e tutela della biodiversità, basate su un approccio integrato terra-mare, sulle valutazioni geografiche e sulle esigenze di sicurezza alimentare dell’Europa.
L’Ebfa ha espresso forte preoccupazione per le chiusure sproporzionate, pur confermando il proprio impegno nella protezione degli ecosistemi marini vulnerabili (VME). L’Alleanza chiede una mappatura ad alta risoluzione, zone cuscinetto proporzionate, valutazioni specifiche per attrezzo e una revisione del Regolamento del 2016 sull’accesso alle acque profonde.
L’Alleanza ha poi accolto positivamente la revisione della direttiva sul Buono Stato Ambientale (GES), considerata troppo complessa e in parte non allineata alla Politica Comune della Pesca, sostenendo che la tutela degli habitat dei fondali deve restare compatibile con una produzione ittica sostenibile.
“Le flotte europee non possono pianificare il futuro se le norme cambiano continuamente. I pescatori hanno bisogno di stabilità, di proporzionalità e di decisioni basate sulle migliori evidenze scientifiche disponibili. Confidiamo nella Commissione affinché le ambizioni ambientali dell’Europa non compromettano il futuro delle comunità costiere né la capacità dell’Ue di nutrire i propri cittadini: entrambe le cose possono e devono coesistere”, ha concluso López.
