Al SeaFuture 2025, il 2 ottobre a La Spezia, per parlare di pesca e acquacoltura e confrontarsi sulle sfide dell’innovazione e della sostenibilità nel comparto ittico italiano.
Si è svolto all’interno del Green&Blue Innovation Hub, l’incontro “Future Fishing: Challenges for a Resilient Sector”, promosso in collaborazione con Federpesca. L’evento, moderato dalla direttrice di Federpesca Francesca Biondo, è stato un momento importante di confronto sulle sfide e sulle prospettive future del Mediterraneo.
Il panel ha visto la partecipazione di esperti e rappresentanti di istituzioni, ricerca, imprese e associazioni. Tra gli interventi, i giovani imprenditori si sono distinti: Elisabetta Genovese dei Pescatori di Mazara ha raccontato l’impegno delle nuove generazioni nel valorizzare il territorio, non solo attraverso prodotti di forte identità culturale ed economica come il gambero rosso, ma anche promuovendo la riqualificazione del territorio. I giovani pescatori sono spesso i primi a investire in formazione e a cercare un rapporto sostenibile con il mare, con l’obiettivo di garantire la resilienza delle comunità e delle risorse per il futuro.
Dal versante dei progetti, il CNR di Bologna – rappresentato da Federica Foglini – ha presentato LifeDream, illustrando un’iniziativa in cui i pescatori rimuovono rifiuti dalle scogliere coralline profonde durante le normali attività di pesca; la plastica recuperata viene poi trasformata in carburante marino tramite un prototipo di pirolisi. Un esempio concreto di economia circolare applicata al mare.
Roberto Manai ha illustrato un progetto di allevamento di cozze in Toscana, che offre vantaggi sia economici, riducendo la dipendenza dalle importazioni, sia ambientali: i mitili agiscono da filtratori naturali, migliorando la qualità dell’acqua e il bilancio ecologico degli ecosistemi marini.
Legambiente ha sottolineato l’importanza di mitigare le pressioni sui mari, fermare la perdita di biodiversità e conservare specie e habitat vulnerabili. Il progetto Life SeaNet è un esempio di come coinvolgere i pescatori in percorsi di formazione ed educazione: la gestione delle aree marine più sensibili richiede governance condivisa, con il coinvolgimento di pescatori, comunità locali, istituzioni e cittadini.
Dalla ricerca sono intervenuti Fabrizio Capoccioni (CREA) e Matteo Zarantoniello (Università Politecnica delle Marche), che hanno evidenziato le potenzialità ancora poco sfruttate dell’acquacoltura in Italia rispetto ad altri paesi del Mediterraneo. Hanno ribadito l’importanza di investire in ricerca e innovazione per superare criticità tecniche e aumentare la produzione in modo sostenibile; l’acquacoltura rimane tra i sistemi con il migliore rapporto tra input alimentare e prodotto finale (feed conversion ratio, FCR).
Sulla tecnologia applicata, Guglielmo Giannini ha presentato Fishalytics, una soluzione che utilizza dati satellitari per fornire informazioni di estrema precisione (es. temperatura) agli impianti di acquacoltura, supportando una gestione più efficiente e a costi ridotti.
Infine, le istituzioni hanno fornito il quadro di riferimento: Antonio Borriello (Commissione Europea) ha mostrato dati sulla flotta di pesca italiana e le prospettive del settore; Aureliano Gentile (FAO) ha presentato lo stato degli stock ittici mondiali, le aree sovrasfruttate e l’appello alla collaborazione internazionale per garantire sicurezza alimentare e una gestione sostenibile di pesca e acquacoltura.
L’incontro ha messo in evidenza il ruolo centrale della pesca e dell’acquacoltura all’interno del quadro più ampio della Blue Economy, con l’obiettivo di valorizzare il comparto ittico italiano e rafforzarne il ruolo in un contesto internazionale sempre più caratterizzato da sfide legate all’innovazione, alla sostenibilità e alla resilienza.
