L’Unione europea non ha sostenuto la proposta della Turchia di estendere il divieto di pesca a strascico sui fondali profondi del Mediterraneo e del Mar Nero, portando il limite dagli attuali 1.000 a 800 metri. La proposta è stata discussa nel corso della sessione annuale della Commissione generale per la pesca nel Mediterraneo (CGPM), in programma a Roma dal 26 al 30 ottobre, ma non è stata approvata a seguito dell’opposizione dell’Ue, in particolare di Italia e Spagna.

Sulla decisione è intervenuta Europêche, insieme all’European Bottom Fishing Alliance (EBFA), contestando le critiche rivolte alla posizione europea e sottolineando la necessità che le misure di conservazione siano fondate su evidenze scientifiche e valutazioni proporzionate degli impatti ambientali ed economici.

Secondo le due organizzazioni, un elemento centrale è rappresentato dal parere del Comitato scientifico consultivo della CGPM che, nel giugno 2025, non aveva raccomandato l’estensione del divieto. 

Europêche ed EBFA ricordano inoltre che il Mediterraneo è già interessato da importanti misure di tutela, tra cui dieci zone di restrizione della pesca istituite dalla CGPM e il divieto di pesca a strascico oltre i 1.000 metri di profondità.

Le organizzazioni richiamano anche gli effetti del Piano pluriennale per la gestione della pesca demersale nel Mediterraneo occidentale, che tra il 2020 e il 2024 ha determinato una riduzione dello sforzo di pesca a strascico superiore al 40%, con ripercussioni anche sull’occupazione e sulle retribuzioni medie del comparto.

Ulteriori chiusure, secondo le organizzazioni, rischierebbero di concentrare lo sforzo di pesca nelle poche aree ancora accessibili, aumentando la pressione sulle zone rimanenti.

La posizione delle associazioni riguarda anche l’efficacia di un divieto generalizzato basato esclusivamente sulla profondità. Le misure di tutela, sostengono, dovrebbero invece individuare gli habitat e gli ecosistemi effettivamente vulnerabili, tenendo conto delle caratteristiche ambientali delle singole aree, degli effetti cumulativi delle restrizioni già in vigore e delle conseguenze socioeconomiche per gli operatori. 

Per Europêche ed EBFA, quindi, la mancata approvazione della proposta non rappresenta un’opposizione alla tutela degli ecosistemi marini, ma dimostra la necessità di adottare interventi mirati, proporzionati e supportati da evidenze scientifiche. L’obiettivo rimane quello di conciliare la conservazione delle risorse marine con la sostenibilità economica e sociale delle attività di pesca.

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