Rivedere il regime degli aiuti di Stato de minimis, adattandolo alle esigenze del settore: è questo il messaggio del parere congiunto che sei consigli consultivi europei della pesca hanno inviato alla Commissione europea.
In particolare, gli organismi – Aquaculture Advisory Council, Mediterranean Advisory Council, North Sea Advisory Council, Market Advisory Council, North Western Waters Advisory Council e South Western Waters Advisory Council – hanno chiesto un aggiornamento dell’attuale quadro normativo, soprattutto alla luce delle criticità emerse nelle situazioni di crisi.
La lettera degli organi consultivi si concentra in particolare sul regime de minimis e sui meccanismi di emergenza disponibili per sostenere pesca e acquacoltura.
Attualmente, infatti, per la produzione della pesca e dell’acquacoltura, il massimale del de minimis è fissato a 30.000 euro per impresa su tre anni, elevabile a 40.000 euro in presenza di un registro nazionale centralizzato. Tuttavia, secondo i Consigli consultivi, tali soglie risultano ormai superate, soprattutto se confrontate con quelle di altri settori. Gli organismi evidenziano inoltre l’inadeguatezza degli strumenti attuali in caso di crisi. Eventi come il conflitto in Medio Oriente stanno determinando un aumento significativo dei costi operativi e una riduzione dei redditi per gli operatori del settore. In questo contesto, il limite de minimis viene giudicato troppo basso per garantire interventi tempestivi ed efficaci.
A ciò si aggiunge un ulteriore vincolo: la definizione del massimale “per impresa unica”. Molte aziende, infatti, gestiscono più pescherecci o impianti di acquacoltura, con il risultato che il tetto disponibile può essere rapidamente esaurito intervenendo su una sola unità produttiva.
I ritardi nell’attivazione di strumenti più ampi, come i regimi di crisi o i fondi europei, rischiano inoltre di provocare la sospensione delle attività e di rallentare la ripresa economica del comparto.
I Consigli consultivi hanno quindi formulato una serie di raccomandazioni alla Commissione europea. Tra le principali: accelerare l’attivazione dei meccanismi di crisi previsti dal Feampa, monitorare con attenzione l’impatto delle crisi geopolitiche sui mercati, garantire che gli interventi emergenziali coinvolgano l’intera filiera, dalla produzione alla distribuzione, e promuovere la transizione energetica del settore per ridurne la vulnerabilità.
Viene richiesto anche un intervento diretto sul regime de minimis, chiedendo di aggiornare il massimale per allinearlo agli altri settori economici e di adattarlo alla struttura reale delle imprese, spesso caratterizzate da più unità produttive.
I Consigli consultivi accolgono comunque positivamente la recente attivazione del meccanismo di crisi previsto dal Feampa, che consente agli Stati membri di compensare economicamente gli operatori colpiti dalle conseguenze del conflitto in Medio Oriente. Resta tuttavia la necessità di una revisione più ampia e strutturale delle regole sugli aiuti di Stato, per garantire maggiore rapidità, efficacia e coerenza con le esigenze reali del settore.
